Guido Caccia

Storia del chirurgo che nel 1974 portò in Italia, dal Giappone, l’intervento di Kasai.

Prof. Guido Caccia

Sono trascorsi dieci anni da quando il Professor Caccia ci ha lasciato.
Molti genitori di bambini che hanno beneficiato in questo decennio dell’intervento di Kasai, portato da Lui in Italia dal Giappone, probabilmente non sanno quanto dovremmo essergli riconoscenti.
Vogliamo ricordarlo raccontando la sua storia di grande chirurgo e grande uomo, affinché non venga dimenticato, sperando che la sua vita, improntata tutta sull’amorevole cura di bambini colpiti da una patologia che non dava scampo, possa essere d’esempio.

Nell’agosto del 1978, parlando di Atresia delle vie biliari ad un giornalista, disse:
«Se lei avesse modo di conoscere i bambini colpiti da questa terribile forma di atrofia, capirebbe perché in me è nato l’impulso di partire per apprendere come curarli. E’ una cosa veramente tragica. »

Questo il motivo scatenante che lo spinge, per tutta la sua esistenza, a cercare soluzioni non solo alla patologia, ma a tutte le problematiche ad essa correlate. Per fare ciò ha girato mezzo mondo per imparare con umiltà dai più grandi chirurghi, instaurando con loro un solido rapporto di stima e amicizia reciproca. Tutto per offrire sempre un’assistenza medico/chirurgica di altissimo livello, consapevole che patologie di questo tipo possono scatenare effetti devastanti che spesso interferiscono in modo pesante nella crescita di piccoli pazienti e cercando di porre rimedio anche ad essi.

Guido Caccia nasce ad Alessandria il 6 giugno 1931. Il 21 novembre 1956, a Genova si LAUREA IN MEDICINA E CHIRURGIA con il massimo dei voti.

Nell’anno accademico 1961-62 consegue, presso l’Università di Parma, il Diploma di SPECIALISTA IN CHIRURGIA GENERALE con il massimo dei voti e la lode.

Dall’aprile al dicembre 1965 presta servizio come ASSISTENTE STRANIERO presso la Clinica Chirurgica Infantile dell’Università di Parigi.

Nel 1967, presso l’Università di Padova, consegue il Diploma di SPECIALISTA IN CHIRURGIA INFANTILE con il massimo dei voti e la lode.

Dall’1-8-’69 al 15-7-’79 è  PRIMARIO presso la Divisione di Chirurgia Infantile degli Ospedali Riuniti di Parma. Qui ha inizio l’importante cammino scientifico da lui battuto, nel settore delle malattie epatiche di interesse chirurgico (oltre che di quelle del settore urologico), in particolare per l’atresia delle vie biliari, patologia rara che causando la progressiva scomparsa dei dotti biliari non lasciava scampo e portava alla morte per cirrosi entro due anni.

Non dandosi pace, per il destino ineluttabile a cui erano destinati tutti i bimbi affetti da questa patologia, si reca nel 1974 per la prima volta in Giappone, presso il Second Department of Surgery della Tohoku University, di Sendai, diretto dal Prof. Morio Kasai.

Prof. Morio Kasai – Dott. Antonio Dessanti – Prof. Guido Caccia

Proprio il Professor Kasai aveva messo a punto un rivoluzionario intervento, nel neonato con atresia delle vie  biliari, per ripristinare il passaggio della bile dal fegato all’intestino. Vi resta per circa tre mesi per apprendere la tecnica dell’intervento.

Rientrato a Parma, esegue i primi interventi di Kasai in Italia, dando così una prospettiva di vita a bambini che prima non l’avevano.

Nel 1976, dietro invito del Professor Caccia, il Professor Kasai visita per la prima volta il reparto di chirurgia pediatrica di Parma.

Prima di accettare l’incarico di Primario a Brescia, effettua un viaggio negli Stati Uniti, su invito di ospedali e fondazioni scientifiche, per mettere a confronto le proprie esperienze e per fare il punto sulle tecniche dei trapianti epatici pediatrici e sui loro risultati.

Dal 13-7-‘78 è PRIMARIO presso la Clinica Chirurgica Pediatrica dell'”Ospedalino” dei Bambini Umberto I di Brescia, dove porta una validissima équipe di chirurghi che diventeranno la base insostituibile della nuova Chirurgia pediatrica.

In questo stesso anno, per suo volere, viene istituita la scuola elementare nei reparti di degenza. La scuola entra così nel progetto di cura per permettere al bambino di superare in modo meno traumatico il periodo del ricovero ospedaliero.

Nel 1983 il Professor Kasai viene invitato a Brescia al Congresso Nazionale di Chirurgia Pediatrica.

Nel 1984 il Prof. Antonio Dessanti, uno dei suoi più validi collaboratori, viene inviato a Sendai per sei mesi per effettuare uno studio sull’Atresia vie Biliari.

Dalla fine degli anni ’70 tutti i bambini che necessitavano di trapianto epatico dovevano recarsi a Parigi o a Bruxelles. Spesso le loro condizioni erano molto gravi. Il Professor Caccia, per rispettare i tempi utili per il trapianto, faceva in modo che venisse organizzato il trasporto, richiedendo, quando necessario, un aereo militare. Disponeva inoltre che almeno uno dei suoi collaboratori accompagnasse il bambino per monitorare e garantire le sue condizioni fisiche.

Prof. Jean B. Otte

I disagi per i piccoli pazienti e per le loro famiglie erano però enormi. Problemi organizzativi, logistici, ma soprattutto economici, di comprensione linguistica e psicologici.

Fu per questi motivi che, a metà degli anni ’90, si spese per portare anche a Brescia il trapianto di fegato per i bambini.

Mandò presso la Clinique Universitaires Saint-Luc di Bruxelles chirurghi e anestesisti della sua équipe perché apprendessero le tecniche del trapianto pediatrico dal Professor Jean Bernard Otte, chirurgo di fama mondiale, tra i primi in Europa ad effettuare il trapianto epatico.

Questo sogno, per motivi burocratici purtroppo non si realizzò, ma consentì alla sua équipe di acquisire competenze d’avanguardia e stabilì proficue collaborazioni con Bruxelles.

Locandina Trampolino

La sua attenzione, il suo affetto e dedizione nei confronti dei bambini, lo portano nel tempo a preoccuparsi dei terribili traumi che malattie croniche e procedure mediche, più o meno invasive, scatenano nei piccoli e nei loro genitori. E’ proprio dallo “stare male” di alcuni piccoli, nonostante il quadro clinico perfetto, che nasce in lui l’idea del “Trampolino”, una vacanza medicalizzata rivolta a bambini tra i sei e i quattordici anni, sia italiani che europei. Nel 1999 parte questo progetto a Borno, in Valtellina. Caccia coinvolge diversi enti: l’associazione don Tarcisio Festa, che sostiene le spese; l’associazione AMEI, che aiuta nell’organizzazione prendendo contatto con le famiglie dei piccoli ospiti; l’Ospedale dei Bambini di Brescia, che mette a disposizione i suoi medici, presenti 24 ore su 24; Brescia Soccorso, con un’ambulanza perfettamente attrezzata e con soccorritori di altissima competenza. E ancora l’Ospedale di Vallecamonica, pronto per ogni richiesta sanitaria, il Comune di Borno, la Parrocchia e tutta la cittadinanza.

Diverse sono le attività proposte ai giovani ospiti: l’equitazione, la pesca, la piscina, le scalate in montagna, gli attraversamenti di torrenti su ponti di funi sospesi; non mancano giochi in casa e la realizzazione di una rappresentazione teatrale.

Trampolino 1999

La filosofia de “Il Trampolino”, è quella di aiutare il bambino a fare da solo, ad autogestirsi le terapie. Obbiettivo che si ottiene con un percorso studiato che mira a facilitare l’amicizia e la complicità tra i giovani in modo che ognuno possa mettere in campo tutte le proprie potenzialità per il raggiungimento del successo comune. I ragazzi comprendono che la malattia, se adeguatamente gestita, non rappresenta un fattore limitante per una vita felice, ma al contrario le terapie necessarie e il supporto reciproco fra amici possono essere la via per una vita serena e integrata nella società.
L’inverno successivo, gli stessi ragazzi, ospitati durante l’estate, ritornano a Borno per un week end da trascorrere con le proprie famiglie e con lo staff de “Il Trampolino”. La presenza dei genitori è fondamentale per consolidare i risultati positivi ottenuti sui giovani ospiti.
Gli stessi risultati positivi si riscontrano anche sull’intero nucleo familiare, grazie al prezioso lavoro dello psicologo che accompagna i genitori nel percorso che li porta ad intraprendere la strada per migliorare il proprio stato d’animo.

Dal 1996 il Professor Caccia è Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Pediatrica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Brescia.

Durante l’arco della sua attività ha eseguito oltre 12.000 interventi chirurgici in elezione ed in urgenza, nell’ambito della Chirurgia Pediatrica e Generale.

Dal punto di vista scientifico è stato Presidente del Comitato Organizzatore del 19° Congresso della Società Italiana di Chirurgia Pediatrica tenutosi a Brescia dal 30-9 al 1-10-83 ed è stato Chairman e Relatore in numerose Riunioni Scientifiche nazionali ed internazionali.

Ha pubblicato oltre 200 lavori scientifici su argomenti di patologia chirurgica e sperimentale, anatomia chirurgica e tecnica operatoria, semeiotica chirurgica, casistica clinica di chirurgia infantile e patologia epato-biliare.

Ci ha lasciato il 23 ottobre 2005.

Caccia è stato un grande chirurgo di fama internazionale. Uomo dalla profonda cultura, dall’intelligenza brillante, di grande sensibilità e umanità. Persona generosa e raffinata, era molto schivo e respingeva la retorica che spesso accompagna grandi e piccoli gesti. Lui i gesti preferiva compierli, con l’umiltà di chi non deve e non vuole dimostrare di saper fare.

Restano i ricordi, l’affetto per la persona e l’altissima stima professionale per un medico vero pioniere della chirurgia pediatrica, cui tutti noi genitori di bimbi curati da Lui dobbiamo molto.

Fu profondo conoscitore dell’animo umano, dote che lo portava a trovare sempre l’approccio più giusto con i bambini e i genitori. Un medico capace di avvicinare l’universo dell’infanzia anche dal punto di vista del rapporto psicosociale, per farsi carico del bambino sia nella fase acuta ospedaliera che in quella del suo reinserimento nel contesto di vita quotidiana.

C. N.

 

Per la ricostruzione della storia del Professor Caccia ringraziamo:

il Direttore del Giornale di Brescia  Dott.ssa Nunzia Vallini;
la redattrice del Giornale di Brescia  Anna Della Moretta;
il  Professor Antonio Dessanti;
la Dottoressa Susanna Milianti;
il Dottor Pierluigi Pedersini;

 

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